Il circuito motociclistico Città di Lecco 1965 e l'invasore

Il circuito motociclistico “Città di Lecco” 1965 e la storia di quel matto del Silvanetto

Scritto da il 17 Febbraio 2021

Nella metà degli anni Anni Sessanta si organizzò il 1° Circuito motociclistico Città di Lecco, evento patrocinato dal Moto Velo Club Lecco. Il tracciato della corsa prevedeva partenza e arrivo in via dell’Eremo, davanti all’ingresso attuale dell’ospedale cittadino, mentre la gara attraversava i rioni di Germando, Belledo, Villaggio Nuovo e Villaggio Vecchio.
In quell’epoca noi ragazzini del Villaggio Vecchio frequentavamo, nei pomeriggi oziosi di quell’inizio d’estate, il bar “Dolores”, dove tra una granita e una gazzosa si facevano chiacchiere su moto, velocità e piloti.

Il bar “Dolores”, come tutti i bar “veri”, era un centro di aggregazione di personaggi “fulminati”, fuori dall’ordinario. Svitati ed eccentrici non si contavano tra i clienti e i frequentatori “normali” rappresentavano l’eccezione.

Inutile dire che tra i ragazzi dell’epoca erano in pochi a possedere un’auto; molti di più quelli che avevano una motocicletta. Tra questi spiccava il Silvanetto, che in sella alla sua Morini 125 Corsaro “spolverava” a manetta auto, moto, biciclette e qualsiasi altra cosa si muovesse sul territorio.

Tipo singolare il Silvanetto: capelli leggermente impomatati, pettinati con una sorta di ciuffo alla Elvis Presley, camicie a quadri e perenni jeans Rogers, il tutto corredato da stivaletti con il tacco.
La sua Corsaro 125 era tenuta come un gioiello. Per far capire alle altre persone che, oltre ad essere un centauro scatenato, Silvanetto era anche un collezionista di ragazze, sul serbatoio della benzina era posizionato, bloccato da una cinghia in gomma, un “plaid scozzese”; era il chiaro segnale di uno sempre pronto alla “camporella”.

Ma l’evento clou di quei giorni era, appunto, la gara di moto che ci sarebbe passata proprio sotto il naso. Via Tonio da Belledo, via Belfiore, via Lamarmora, via Montelungo, via Risorgimento; tutto il bar era in fermento. Trovammo una casa ancora in costruzione dove sistemarci per vedere le prove del giorno antecedente la gara. Silvanetto ci raggiunse con la Morini Corsaro, che parcheggiò sotto la casa, poi tutti insieme ci appostammo al primo piano, da dove riuscivamo a vedere due pezzi di diverso rettilineo e una curva a gomito.

L’aria era pervasa da un forte odore di benzina e olio di ricino, il rumore dei motori assordante mentre i piloti spingevano al massimo le moto per valutarne le condizioni per la gara del giorno dopo. Sarà stato l’odore acre dell’olio di ricino, oppure la frase che qualcuno del gruppo disse al Silvanetto («Questi si che sono piloti seri, mica te») a scatenare il putiferio. Silvanetto scese, inforcò la moto, raggiunse la cantina di casa sua, in un battibaleno smontò il tubo di scappamento della 125 Corsaro, indossò un casco che non portava mai e, in un rumore assordante, entrò nel circuito accodandosi ad un corridore in sella ad una 125 cc che transitava in quel momento per i suoi giri di prova.

Di giri il Silvanetto ne fece tre. Transitò a paletta tre volte davanti alla partenza in via Dell’Eremo lasciando di stucco organizzatori e commissari di circuito; di conseguenza scattò la caccia al “pilota portoghese”. Si lanciarono al suo inseguimento due poliziotti motociclisti, mentre i commissari di pista, al suo passaggio, agitavano bandiere e imprecavano contro quel pazzo scatenato.

Alla fine, dopo avere quasi fuso in solo tre giri il motore, si riuscì a fermarlo. Scese dalla moto proprio vicino a dove ci trovavamo noi. Aveva i vestiti sporchi d’olio, ma l’aria sodisfatta di uno che sembrava dire al mondo: «Visto che vado forte come questi qua»: ricordatevene quando parlate del Silvanetto. La moto gli venne sequestrata e il nostro pilota del bar fu portato in corso Martiri al comando della Polizia Stradale.
La cosa non finì certo lì, ma nei giorni successivi alla gara al bar “Dolores” fece scalpore la notizia che il Silvano era stato destinatario si una multa di 45.000 lire per tutta una serie di infrazioni commesse nel suo exploit motociclistico.

Lo stipendio mensile di un operaio nel 1965 era di 86.000 mila lire/mese, ne conseguì che tutta la banda del bar Dolores si autotassò per contribuire al pagamento della sanzione. In quell’estate del 1965 i consumi di bibite, gelati, caffè, biliardo, al bar “Dolores” subirono un crollo verticale, ma Silvano ritornò in possesso della sua amata Morini Corsaro e continuò imperterrito a spolverare tutto quello che si muoveva sul territorio dell’“Old Village”, come lo chiamava lui.

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