Il mandellese Renato Casari e quell’ultima foto scattata a Tenco nel ’67

Scritto da il 27 Gennaio 2024

A 57 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco, al suo ricordo, come ogni anno, torna alla memoria il mandellese Renato Casari e quell’ultimo scatto a Tenco nel ‘67

Un solo “flash”, l’ultimo. Uno scatto che ritraeva Tenco sorridente a sole poche ore prima del tragico epilogo di quella sera di fine gennaio ‘67. 

Renato Casari, il fotografo e giornalista che visse a Mandello e scomparso nel 2010, andò a quel Festival del ‘67 come corrispondente dell’agenzia milanese ‘Publifoto’ e per conto della ‘Domenica del Corriere’. Fu lui a fotografare Tenco per l’ultima volta, prima del tragico epilogo di quella sera di fine gennaio quando in una stanza dell’hotel Savoy il cantautore – appena escluso dalla finale con Ciao amore ciao – decise di porre fine alla propria vita attraverso un colpo di pistola alla tempia (per approfondire leggi anche: 27 gennaio 1967: Luigi Tenco, morte di un poeta).

Il fotografo mandellese Renato Casari
Il fotografo mandellese Renato Casari

Un gesto tragico preceduto dalla comunicazione dei risultati della diciassettesima edizione del Festival della canzone italiana, avvenuta giovedì 26 gennaio 1967, alle ore 23.20. La canzone di Tenco è, infatti, esclusa dalla finale. Di qui un’incredibile escalation che fu in grado di sollevare un polverone quasi inverosimile e paragonabile solo a quanto era accaduto l’anno precedente per Il ragazzo della via Gluck di Celentano: il giornalista Lello Bersani e il regista Lino Procacci, che fanno parte della commissione, si dimettono. I discografici Dossena e Simone svegliano Tenco per comunicargli l’esclusione.

Questi, sono solo alcuni dei passaggi scritti anni fa nelle cronache del tempo che ricostruirono le ultime ore di vita di Luigi Tenco al Festival della canzone italiana del 1967. 

Di seguito il cantautore fu raggiunto da Dalida, con la quale andò a discutere in un sottoscala adibito a deposito di bottiglie. Dopo poco li raggiunse un giovane fotografo mandellese, Renato Casari. Gli scatta delle foto, riesce persino a farlo sorridere ricordandogli che Modugno e Villa hanno vinto e che prima o poi arriverà il suo turno.

Lultima foto scattata a Luigi Tenco da Renato Casari nel gennaio del 67 al Casino di Sanremo
L’ultima foto scattata a Luigi Tenco da Renato Casari nel gennaio del ’67 al Casinò di Sanremo

“La notizia della sua eliminazione – raccontò anni fa Casari ad alcune testate locali – cadde come fulmine a ciel sereno su noi giornalisti e fotografi, ma Tenco era introvabile. Soltanto verso mezzanotte un cameriere mi disse che il cantante si era rifugiato in un ripostiglio sotterraneo del Casinò”.

“Lì  in effetti Tenco stava discutendo con Dalida, che aveva eseguito con lui Ciao amore ciao – aggiunse il fotografo – e si interrogava sui motivi della clamorosa bocciatura. Lo raggiunsi scendendo per una scala a chiocciola. Dopo aver letto il mio tesserino di riconoscimento appeso alla giacca, Tenco mi pregò di portare i suoi saluti a Vittorio Franchini, all’epoca vicedirettore della Domenica del Corriere. “Lo ringrazio – mi disse – per quello che ha scritto. Mi ha dato fiducia e gliene sono grato”. Scattai alcune foto che per almeno 25 anni sono rimaste dapprima negli archivi della “Publifoto” e successivamente in quelli di un’altra agenzia milanese. All’inizio degli anni Novanta sono poi finite nella redazione di un quotidiano milanese, peraltro introvabili. Così di Tenco mi è rimasta soltanto una foto…”.

“Feci quella foto – aggiunse Renato Casari – poco prima di lasciare il locale dove si era “rifugiato” Tenco e dopo averlo sollecitato a non essere troppo serio né eccessivamente amareggiato per quella inattesa bocciatura. “E’ soltanto un Festival e allora Evviva Sanremo”, gli dissi. Lui mi sorrise, mi guardò e pronunciò la mia stessa frase. “Evviva Sanremo”, mi ripeté. Io scattai, salutai e mi congedai da lui”.

Dopo aver lasciato il Casinò, Casari tornò al suo albergo. Un paio d’ore più tardi un collega lo svegliò per dirgli che Luigi Tenco era morto suicida.

“Andammo immediatamente al Savoy – spiegò il fotografo – e lì trovammo una grande ressa. C’era Claudio Villa, c’erano Caterina Caselli e molti giornalisti. A noi fotografi fu impedito di raggiungere la stanza di Tenco. Vidi però i necrofori salire al piano superiore dell’albergo. Alle 5 del mattino me ne andai e a quell’ora la bara non era ancora scesa”.


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