Bronski Beat e la musica che dà voce ai diritti

Scritto da il 21 Febbraio 2025

Pionieri della musica attivista e provocatoria negli anni ’80, con il loro synth-pop Jimmy Somerville e i Bronski Beat hanno da sempre sfidato i pregiudizi

bronski 1 babyblaize 72
Credito fotografico: Babyblaize 72

I Bronski Beat sono stati un trio di synth-pop britannico degli anni ’80, ben distinti per il loro sound elettronico con l’utilizzo di drum machine e sintetizzatori, l’inconfondibile falsetto di Jimmy Somerville carico di emozione, e brani che contribuivano alla sensibilizzazione su tematiche sociali particolarmente delicate, tramite basi ritmiche e melodie accattivanti che spesso contenevano profonda malinconia e carica drammatica. Ripercorriamo i momenti più rilevanti della loro breve, ma impattante, carriera.

Il trio Bronski Beat nasce nel 1983 ed è originariamente composto da Jimmy Somerville, Steve Bronski e Larry Steinbachek. I tre debuttano un anno più tardi con il singolo “Smalltown boy”, che da subito riscontra ottimo successo e fa parlare di sè, dal momento in cui è un pezzo contro l’omofobia: infatti, i Bronski Beat sono tra i primi artisti mainstream a trattare apertamente il tema dell’omosessualità e delle discriminazioni, raccontando storie di isolamento, rifiuto e ricerca di libertà.

bronsi 2 bronskybeat facebook
Credito fotografico: Bronski Beat/Facebook

Nello stesso anno pubblicano l’album “The age of consent”, titolo in riferimento alla differenza discriminatoria di età del consenso tra eterosessuali e omosessuali nel Regno Unito in quegli anni: si tratta di un disco di denuncia, con messaggi di orgoglio e resistenza, comprendente testi come quello di “Why?”, che affronta la violenza omofobica, o di “It Ain’t Necessarily So”, che sfida la religione.

Nel 1985 Somerville abbandona il gruppo e i Bronski Beat lo sostituiscono con John Foster, mantenendo il loro sound, ma perdendo parte dell’impatto emotivo e mediatico: l’album che nasce da questa collaborazione si intitola “Truthdare doubledare” ed esce nel 1986.

Salutato Foster, nel 1989 Larry e Steve intraprendono un tour in Europa e negli Stati Uniti, insieme al nuovo cantante Jonathan Hellyer, da loro ingaggiato. I singoli che ne seguono, tra cui “I’m gonna run away from you”, non raggiungono il successo sperato, ed è così che, dopo la pubblicazione della raccolta “Rainbow Nation” nel 1995, i Bronski Beat smettono definitivamente di fare musica insieme.

bronski 3 bronsky beat facebook
Credito fotografico: Bronski Beat/Facebook

L’impatto dei Bronski Beat è sfaccettato, intrecciando musica e attivismo in un’epoca in cui essere apertamente gay nel mondo dello spettacolo è ancora un atto di ribellione. Non si limitano a lanciare pezzi synth-pop accattivanti, ma offrono al mondo narrazioni potenti: non si tratta solo di canzoni, ma di simboli di visibilità in un periodo in cui l’omosessualità è ancora stigmatizzata e in un’industria musicale spesso restia ad affrontare liberamente questi temi. I Bronski Beat sono una voce per chi, prima di loro, non ne ha mai avuta una nella musica mainstream.

Jimmy Somerville ed il successo post-Bronski Beat

Dopo il suo abbandono della band, Jimmy Somerville, nonché unico superstite degli originali Bronski Beat, fonda il duo The Communards, insieme a Richard Coles.

4 jimmysomervilleofficial instagram
Credito fotografico: jimmysomervilleofficial/Instagram

Nonostante sia destinato a durare solo pochi anni, il complesso ha da subito un riscontro molto positivo: nel loro anno di formazione, il 1985, il singolo “You are my world” entra nella Top 20 Hit britannica, anche se i due raggiungono la vera fama un anno più tardi, con la cover di “Don’t leave me this way” di Harold Melvin & the Blue Notes, cantata in collaborazione con la cantante Sarah Jane Morris e uno dei singoli più venduti del 1986 nel Regno Unito.

Dopo il successo di “So cold the night” e della cover della canzone “Never can say goodbye” dei Jackson 5, nel 1988 il duo decide di separarsi; gli unici album dei Communards escono nel 1986 e 1987, rispettivamente intitolati “Communards” e “Red”.

Con la sua capacità di rendere i brani non solo orecchiabili, ma profondamente sentiti, donando loro una profonda sincerità e lasciando trasparire la sua urgenza espressiva, Jimmy Somerville prosegue la sua carriera come solista.

5 jimmy somerville facebook
Credito fotografico: Jimmy Somerville/Facebook

Il suo album di debutto è “Read my lips”, che viene pubblicato nel 1989 e riflette il suo impegno sociale nella lotta contro la disinformazione e il disinteresse nei confronti dell’Aids. L’anno successivo esce “The singles collection 1984/1990”, raccolta comprendente i suoi singoli pubblicati fino a questo momento, inclusi quelli con Bronski Beat e Communards.

Dopo un ritiro dalle scene durato qualche anno, Jimmy torna con l’album “Dare to love” nel 1995, seguito da “Manage the damage” nel 1999 e “Rootbeer” nel 2000. Prima di un’ulteriore pausa di 5 anni, nel 2004 fa uscire “Home again”, disco che vede un ritorno a sonorità più dance, seguito poi, per l’appunto, da “Suddenly last summer” nel 2009. I suoi ultimi lavori (“Homage”, “Club Homage” e il suo unico album dal vivo “Live And Acoustic At Stella Polaris”) risalgono al 2015 e 2016.


LeccoChannel

La web radio dei Blucelesti

Traccia corrente

Titolo

Artista

Background