Oltre i Police: la carriera da solista di Sting
Scritto da Rebecca Bazzi il 30 Aprile 2025
Dai Police alla carriera come solista: artista impossibile da etichettare, Sting si gode la libertà di essere semplicemente Sting, tra scelte coraggiose e raffinatezza musicale

Sting, nome d’arte di Gordon Matthew Thomas Sumner, nasce in Inghilterra il 2 ottobre 1951. Dopo aver suonato in diverse band, nel 1976 incontra il batterista Stewart Copeland e il chitarrista Henry Padovani, con i quali fonda i Police. La formazione con cui il gruppo raggiunge il successo internazionale vede Andy Summers come sostituto di Henry Padovani: fino al 1984, anno della loro separazione, i Police realizzano grandi successi che arrivano in vetta alle classifiche di tutto il mondo.

Sting intraprende la sua carriera da solista nel 1985, quando esce il suo album di debutto “The dream of the blue turtles”, che nel giro di un anno raggiunge il triplo disco di platino. Nel 1987 pubblica un altro disco, dal titolo “…Nothing like the sun”: anche questo di grandissimo successo, è un album dal pop serio, calmo e misurato. Il terzo album arriva nel 1991: intitolato “The soul cages” e dedicato al padre scomparso, è un concept album in cui le canzoni riflettono, appunto, il suo rapporto con il padre e i suoi sentimenti a seguito della sua morte, e che contiene l’omonimo singolo nonché vincitore di un Grammy Award come miglior canzone rock.
Se il quarto album “Ten summoner’s Tales”, pubblicato nel 1993, è un disco che vede uno Sting rilassato che infonde umorismo in tutto l’album, “Mercury falling” del ’96 è pretenzioso, con melodie sorprendentemente semplici ma memorabili, che Sting utilizza per dar vita ad arrangiamenti stratificati che riflettono i tratti distintivi di qualcuno che ha studiato la musica. Dopo un breve periodo di inattività musicale, sia senza la produzione di nuovo materiale, che senza esibizioni e concerti, Sting torna nel 1999 con un nuovo disco intitolato “Brand new day”: nel 2000, il cantante vince un Grammy Award con l’album e uno con l’omonima canzone.

Un’altra vittoria ai Grammy Awards arriva l’anno successivo grazie al suo brano “She Walks This Earth (Soberana Rosa)”. Nel 2002 la canzone “Until…”, scritta ed eseguita da Sting per il film “Kate & Leopold” e candidata all’Oscar, si aggiudica un Golden Globe Award. Ma non finisce qui: Sting continua a vincere premi e, riconoscimento dopo riconoscimento, nel 2003, in occasione del compleanno della Regina Elisabetta II, viene nominato Commendatore dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico per i servizi all’industria musicale. Nello stesso anno esce “Sacred love”, album maturo, ponderato e professionale, quasi perfetto nella sua precisione, forse addirittura fino all’eccesso. Nel 2006 Sting riscopre il liuto e realizza il disco “Songs from the Labyrinth” insieme al liutista bosniaco Edin Karamazov.
Nel 2009 e 2010 escono due nuovi dischi: il primo, “If on a Winter’s Night”, è una raccolta comprendente brani tradizionali della musica inglese, mentre il secondo, “Symphonicities”, è un album prodotto in collaborazione con la Royal Philharmonic Orchestra. “The last ship”, invece, esce nel 2013 e racconta la storia di un cantiere navale britannico degli anni ’80, messo a dura prova dai tempi che cambiano; c’è inevitabilmente una vena malinconica nei brani di Sting, una sensibilità sottolineata dalla decisione di basare le tracce sul folk delle isole britanniche.

Il dodicesimo album in studio da solista di Sting arriva 3 anni più tardi, nel 2016, e si intitola “57th & 9th”: parliamo di un lavoro dalla qualità molto artigianale, senza alcun concept o estetica unificante; si tratta semplicemente una raccolta di canzoni pop in cui si alternano brani in cui Sting dà sfogo alla propria energia, ed altri dal tocco più delicato. Gli anni passano, ma Sting non si ferma: nel 2018 collabora con Shaggy, rapper giamaicano naturalizzato statunitense, e, in occasione dell’uscita del loro album “44/876”, i due artisti si esibiscono come ospiti in una serata della 68esima edizione del Festival di Sanremo.
L’anno successivo, invece, Sting fa uscire “My songs”, con riarrangiamenti e reinterpretazioni di pezzi precedentemente pubblicati. Nel 2021 pubblica “Duets”, album compilation realizzato insieme a diversi artisti tra cui Shaggy, Eric Clapton e Mary J. Blige, seguito qualche mese più tardi da “The bridge”. Nel febbraio del 2022, il cantante collabora con il supergruppo di DJ svedesi Swedish House Mafia, pubblicando “Redlight”, brano che utilizza gran parte del testo della hit del ’79 dei Police “Roxanne”; due anni dopo, nel 2024, esce “Il nostro amore” della cantante italiana Giordana Angi, in collaborazione con Sting.

Insomma, Sting è un artista trasversale, un musicista difficile da etichettare: la sua carriera solista, caratterizzata da grande raffinatezza, precisione e una cura quasi maniacale, è influenzata da svariati generi, dal rock al jazz, dal reggae alla world music, e ancora dal pop alla new wave. Un cantautore particolarmente apprezzato da un pubblico attento, ma che risulta comunque accessibile a chiunque.


















