La voce di Giuni Russo: un’eco che non conosce fine
Scritto da Rebecca Bazzi il 10 Giugno 2025
Giuni Russo: l’artista libera e all’avanguardia il cui canto si è spezzato troppo presto

Giuni Russo, nome d’arte di Giuseppa Romeo, nasce nel 1951 a Palermo. Si avvicina al mondo del canto e della composizione in tenerà età, in particolare grazie alla madre, soprano naturale. Nel 1967, a soli 16 anni, vince il Festival di Castrocaro e questo le permette di partecipare al Festival di Sanremo 1968 con il brano “No amore”, che riesce ad arrivare in finale.

La cantante debutta con il nome Giusy Romeo, ma nel 1974 la sua nuova etichetta discografica le suggerisce di scegliere un nome più internazionale, per favorire un lancio sul mercato estero: nasce così Junie Russo. Nel 1975 esce il suo primo album “Love is a woman”, interamente realizzato in inglese, mentre nel 1976 viene pubblicato il 45 giri “Mai/Che mi succede adesso”, il suo ultimo lavoro con lo pseudonimo Junie, che viene italianizzato e sostituito da Giuni. Due anni più tardi esce il singolo “Soli noi/La chiave”: se in Italia non riscuote particolare successo, il brano viene molto apprezzato in Francia.
Dopo delusioni ed insuccessi, nei primi anni ’80 arriva la svolta: Giuni incontra Franco Battiato, con il quale collabora per la realizzazione di tre brani che la portano finalmente a firmare un contratto con la CGD per l’uscita di cinque album, primo tra questi “Energie” del 1981. Nel 1982 Franco Battiato e Giusto Pio scrivono per Giuni il singolo “Un’estate al mare”, che in poco tempo diventa una vera e propria hit estiva, scalando le vette delle classifiche d’Italia.

Nel 1983 arriva l’album “Vox”, seguito l’anno dopo da “Mediterranea”. La Russo è un’artista visionaria che ama sperimentare senza preoccuparsi delle dinamiche di mercato dell’industria musicale, e questo porta a tensioni con la CGD: quando i disaccordi diventano insostenibili, la cantante abbandona la casa discografica. La rottura non avviene nel migliore dei modi e la CGD cerca di scoraggiare qualsiasi altra grande etichetta a lavorare con Giuni, costretta a firmare con la meno rilevante Bubble Record. Nonostante questa non possa garantirle il successo, le permette la libertà da lei tanto desiderata.
Con la Bubble Record escono due dischi: “Giuni” nel 1986 e “Album” nel 1987. Nel 1988 un nuovo lavoro vede un ritorno alla collaborazione con Battiato, che fino ad ora ha scritto per lei diversi brani: nasce “A casa di Ida Rubinstein”, pubblicato con l’etichetta L’Ottava, di proprietà del cantautore siciliano. Se nel 1990 la CGD fa uscire la raccolta di successi della Russo “Le più belle canzoni”, il 1992 è l’anno di un altro album in studio, intitolato “Amala” e pubblicato sotto Warner Music Group.
Nel 1994 esce “Se fossi più simpatica sarei meno antipatica”, nonché l’ultimo disco in studio prima di una lunga pausa. Nonostante Giuni Russo non pubblichi nuovi album di inediti per quasi un decennio, in questo periodo di tempo partecipa a diversi programmi tv e manifestazioni musicali. Dopo l’uscita dell’album live “Voce prigioniera” nel 1998, la cantante scopre di avere un tumore allo stomaco, che la costringe a sottoporsi a trattamenti terapeutici ed interventi chirurgici.

Nonostante la malattia, la Russo si rifiuta di fermarsi e nel 2003 partecipa al Festival di Sanremo con “Morirò d’amore”, che precede l’omonimo album dal discreto successo. Nello stesso anno esce anche “Demo de midi”, un disco composto da provini di brani inediti, appunto demo, tra cui registrazioni risalenti agli anni ’80. Ad ottobre si esibisce con oltre 20 brani della tradizione partenopea al Teatro Zancanaro di Sacile, in occasione della presentazione del film muto “Napoli che canta”: dall’evento nascerà un disco, omonimo del film e pubblicato nel 2004.
Si tratta tristemente dell’ultimo album di Giuni Russo: dopo la lunga lotta contro il cancro, la cantante muore a Milano nel settembre del 2004. Negli anni successivi vengono rese pubbliche diverse produzioni postume, tra cui ben dieci album a partire dal 2006 con “Unusual”, cofanetto con una sintesi di un concerto del 2001 e remix di alcuni dei suoi brani di maggior successo, fino al 2021 con “Aliena – Giuni dopo Giuni”, contenente ben 4 inediti incisi dalla cantante prima della sua morte.
Consulenza musicale video: Ivan Alborghetti

















