DUNE BUGGY (La regina della sabbia)

Scritto da il 26 Agosto 2025

Anche se la moda e l’aspetto divertente e sbarazzino della dune buggy ne hanno decretato il successo, oltre le dune e le spiaggie californiane la dune buggy rimane un’auto prettamente di uso estivo per il divertimento, un’auto destinata all’uso sulla sabbia.

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Credito fotografico: ANSA

Infatti, la dune buggy è nata come veicolo improvvisato per la spiaggia, ma è presto diventata un’icona degli anni ’60 e ’70 per la sua versatilità e spirito libero. Alla nascita veniva costruita su telaio Volkswagen Maggiolino e aveva la carrozzeria in vetro resina e ruote larghe, leggerezza, tutti elementi che favorivano il suo utilizzo su sterrati e spiagge sabbiose.

I giovani che vivevano sulle coste degli Stati Uniti negli anni ’20 e ’30 si costruivano degli autoveicoli recuperando parti di moto coltivatrici e rottami di vecchie “Ford T“ per scorrazzare su zone sabbiose. Addirittura i primi esemplari di queste auto montavano grossi tini in legno al posto dei pneumatici perché il segreto per “galleggiare” sulla sabbia erano le ruote larghe.

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Credito fotografico: La Stampa

Alcuni decenni dopo, con l’aumento della produzione automobilistica e la crescita tecnologica del comparto auto, si generò parimenti una crescita di rottami sempre più massiccia da cui attingere per realizzare dune buggy che divennero negli anni ’50 e ’60 dei telai automobilistici modificati e privi di carrozzeria che montavano potenti motori a 8 cilindri. Arrivarono poi in America in grande numero i Maggiolini della Volkswagen e ci si accorse subito che queste auto avevano motricità e leggerezza ideali per la marcia sulla sabbia.

Creare una dune buggy partendo da una VW Maggiolino era facile: si toglieva la carrozzeria e si viaggiava con il solo telaio, munito di enormi pneumatici a bassa pressione. Ma sostanzialmente dune buggy rimaneva un fenomeno di nicchia: auto fatte per saltare sulle dune restavano di uso nelle spiagge e sulle dune. Fu Bruce Meyers che per primo cercò di carrozzare i rozzi telai artigianali per saltare sulle dune. Meyers ci riuscì così bene che con la sua “Manx” creò l’immagine della dune buggy ancora oggi presente nell’immaginario collettivo: gomme larghe, motore scoperto, fari esterni, fiancate ad onda, niente porte né cofani.

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Credito fotografico: Audain

Alla fine degli anni ’60 negli USA le dune buggy erano 20.000 e così cominciarono le esportazioni verso l’Europa, dove trovarono subito un notevole consenso. Anche in Europa, visto la facilità costruttiva e l’altrettanto semplice reperimento delle parti meccaniche necessarie in Wolkswagen, ci fu una rapida diffusione tra i costruttori di queste auto in scatola di montaggio, particolarmente in Inghilterra e Italia.

Le dune buggy nei primi anni ’70 soppiantarono quello che era stato un altro fenomeno legato sopratutto al mare e all’estate: “le spiaggine”. E proprio per tutto il decennio ’70 divennero un gran fenomeno che, però, andò scemando verso l’inizio degli anni ’80.

In Italia la prima dune buggy apparve nel 1968, distribuita in scatola di montaggio da: All Cars di Mario Zodiaco. Il kit base veniva proposto ad un prezzo di 371.400 Lire, ma poteva essere integrato con numerosi accessori opzionali come l’hard-top, i pneumatici a ruota larga e il roll-bar. Altri fabbricanti di dune buggy in Italia furono la ATL di Mandello del Lario (LC), che produceva su licenza i modelli della EMPI società USA.

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Credito fotografico: Classicautomall

All’inizio degli anni ’70 la carrozzeria dei fratelli Greppi di Colico, anche loro in provincia di Lecco, presentarono tre modelli in vetroresina su meccanica Volkswagen: la Spider Smach, la Buggy Drag II e la Torpedo Safari. Il modello più di successo fu il Buggy omologato 4 posti con cappotti a e laterali. La crisi petrolifera degli anni ’70 assestò un colpo durissimo alla popolarità e diffusione delle buggy in Italia e quasi tutti i produttori cessarono la produzione di queste auto negli anni a seguire ad eccezione della PUMA di Roma.

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