San Nicolò, patrono di Lecco tra miracoli e tradizioni
Scritto da Rebecca Bazzi il 5 Dicembre 2025
Domani, 6 dicembre, a Lecco si celebra San Nicolò, patrono della nostra città

SAN NICOLO’: MITI E TRADIZIONI
San Nicola nacque in Asia Minore, nell’attuale zona della Turchia, a metà del terzo secolo d.C.. Rimasto orfano in tenera età, ereditò una grande ricchezza dai genitori; dedicò la sua vita alle opere di bene, impiegando l’eredità ricevuta a sostegno dei più bisognosi.
Uno dei racconti più celebri in merito alle sue virtù caritatevoli è quello delle tre fanciulle. La leggenda narra di un padre che, caduto in miseria, non possedeva il denaro necessario affinché le sue tre figlie potessero sposarsi. Quando Nicola venne a sapere del destino delle tre giovani, inevitabilmente costrette a condurre una vita poco onorevole, decise di salvarle. Una notte, avvolse alcune monete d’oro in un panno, che poi lasciò nella casa dell’uomo: grazie alla dote di Nicola, la figlia maggiore si sposò. Lo stesso episodio si ripeté per le altre due figlie. Fu così che iniziò a diffondersi la fama di Nicola come uomo di generosità e benevolenza. Sembrerebbe, inoltre, che da questo mito nasca quello di Santa Klaus – Babbo Natale – che porta i doni ai bambini buoni.
Diverse tradizioni sono legate a San Nicolò (S. Nicola) in varie zone d’Italia, ad esempio:
- A Rieti per celebrare il Santo viene distribuito il pane benedetto;
- Anche a L’Aquila accade qualcosa di simile: i bambini bussano alle porte delle case chiedendo il cosiddetto “pane di S. Nicola”;
- A Ortisei in Val Gardena, San Nicolò percorre le vie del paese accompagnato dagli angeli e dal suo servitore. Questa celebrazione è diventata molto nota in tutta Italia per la presenza dei Krampus, figure demoniache che puniscono i bambini cattivi, mentre il Santo premia quelli buoni. Durante la sfilata, indossano pellicce e maschere, facendo frastuono per le strade e spaventando il pubblico con campanacci e fruste.
SAN NICOLO’ NELLA TRADIZIONE LECCHESE
Nominato Vescovo di Myra all’inizio del 300 d.C., senza prima essere stato Sacerdote, S. Nicola assunse fin da subito il ruolo di protettore dei naviganti e dei commercianti, che lo veneravano e si rivolgevano a lui per chiedere aiuto nei momenti di maggior bisogno. E’ probabilmente questo suo patronato legato al mondo della navigazione e del commercio, assai diffuso nell’Adriatico, che lo rese protettore di Lecco, un tempo piccolo borgo lacustre abitato da barcaioli, pescatori e marinai di acqua dolce.
Ogni bambino nato e cresciuto nella nostra città lega la figura di San Nicolò alle sue mele. La leggenda vuole che Nicola, un giorno, incontrò tre bambini poveri che non potevano permettersi nulla da mangiare; di fronte alla loro miseria, decise di donare loro tutto ciò che possedeva: tre mele. Durante la notte tra il 5 e il 6 dicembre, i frutti diventarono d’oro e salvarono i fanciulli dalla povertà. E’ da questo racconto che a Lecco nacque la tradizione popolare secondo cui ogni anno, in quella stessa notte, San Nicolò porterebbe una mela “vestita” come lui a tutti i bambini buoni della città.
La tradizione è accompagnata da una filastrocca recitata in dialetto: “San Nicolò èl porta i pòmm, Sant’Ambrӧs i à fa cӧss, la Madona i à pelà èl Bambin i à maìà”. (San Nicolò porta le mele, Sant’Ambrogio le cuoce, la Madonna le sbuccia e il Bambino le mangia).
LA MELA DI SAN NICOLO’
Ecco come realizzare la mela di San Nicolò:
- Attaccare un mandarino sopra a una mela rossa con una punta di colla a caldo (o con uno stuzzicadenti);
- Disegnare un paio di occhi sul mandarino utilizzando un pennarello indelebile;
- Incollare dell’ovatta sulla parte inferiore del mandarino per creare l’effetto della barba;
- Realizzare un cono con del cartoncino rosso per rappresentare la mitra del Santo.

















