Carnevale dei Crapòn: Sueglio tra folklore e tradizione

Scritto da il 21 Febbraio 2026

Le tradizioni sono sempre meno sentite nelle città, dove, a causa di modernità e ritmi frenetici, rischiano di andare perdute. Nelle località di montagna, almeno nella nostra Provincia, non è così: qui, la tradizione è ancora viva e si respira nell’aria, basti pensare a Premana Rivive l’Antico o il Carnevale di Sueglio, tutelati dal Registro delle Eredità Immateriali della Lombardia (REIL) per la salvaguardia del patrimonio culturale (tradizioni, saperi, feste e pratiche locali).

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Credito fotografico: Federica Colombo / valvarrone unlimited

Sueglio è un piccolo borgo in Valvarrone che registra poco più di 150 residenti; il suo Carnevale, festeggiato secondo il calendario ambrosiano e riconosciuto come “bene culturale lombardo”, è ancor oggi molto sentito dagli abitanti della valle, che a febbraio rispolverano i travestimenti e si preparano a sfilare durante la festa più bizzarra dell’anno. I costumi moderni sono affiancati dalle maschere tradizionali, che diventano vere e proprie protagoniste del corteo: stiamo parlando dei Crapòn, enormi teste realizzate con plastica o alluminio e ricoperte di cartapesta, che vengono modellate e pitturate per conferirgli l’aspetto grottesco e caricaturale che le contraddistingue.

Le maschere del Carnevale: i Crapòn e i Doppi

I Crapòn richiedono impegno e passione, nascono nelle case dei suegliesi, dalla storia della valle, e animano la sfilata, infondendo la vitalità che la caratterizza e che rappresenta un forte elemento identitario per la comunità.

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Credito fotografico: Lecco Today

La partecipazione e l’entusiasmo dei paesani in occasione della manifestazione locale sono una delle tante testimonianze del loro attaccamento alle tradizioni: oltre alle grandi dimensioni dei Crapòn, a rendere originale l’evento è proprio la conservazione, l’utilizzo e, perché no, la restaurazione di maschere tramandate di generazione in generazione. Le teste sono spesso abbinate ad abiti creati con materiali naturali (paglia, frutta, ramoscelli e/o fogliame, piume di gallina, etc.).

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Credito fotografico: Federica Colombo / valvarrone unlimited

Sebbene i Crapòn siano senza dubbio le figure emblematiche del Carnevale di Sueglio, non sono le sole maschere tradizionali a sfilare per le vie dei paesi: meritano di essere menzionati anche i Doppi, costumi composti in parte dalla persona che li indossa e in parte da un pupazzo, pensate per creare un’illusione e rendere difficile capire se sia l’uomo a trasportare il fantoccio o viceversa.

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Credito fotografico: Federica Colombo / valvarrone unlimited

Il programma della manifestazione

Il Carnevale si svolge nel corso della giornata di Sabato Grasso: ha inizio la mattina con la partenza del gruppo di maschere, che fanno tappa per le zone della valle accompagnate dalla musica di clarinetti, fisarmoniche, saxofoni, tamburi e tromboni. La comitiva diverte e si diverte, visita case e osterie, balla e canta sulle note di brani del repertorio popolare, coinvolgendo chiunque incontri e creando un clima di allegria e condivisione.

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Credito fotografico: Lecco Today

Dopo la sosta per il pranzo, il corteo festante riparte e rientra a Sueglio, con ritrovo nella piazza dove vengono distribuite le scarpasce, frittelle salate nate dalla cucina locale. I festeggiamenti continuano fino a sera inoltrata, concludendosi con una cena comunitaria.

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Credito fotografico: Federica Colombo / valvarrone unlimited

La leggenda del Carnevale (Leggenda dei sette fratelli)

Secondo alcuni, la leggenda del Carnevale di Sueglio sarebbe strettamente legata a quella dei sette fratelli eremiti, raccontata anche nella vicina Valsassina.

Si narra che un tempo Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, mandò sette fratelli missionari nelle valli del Lario per evangelizzare le popolazioni, orientandole verso un cammino di fede che li liberasse dal peccato. Queste, però, non furono ben disposte ad accoglierli e, per tale motivo, i missionari si trovarono costretti a cercare rifugio sulle vette delle montagne, ciascuno su una cima diversa (San Sfirio sul Legnoncino, San Calimero sopra Pasturo, Sant’Ulderico sulle pendici del monte Muggio, San Grato in Val Muggiasca, San Fedele in un bosco nei dintorni di Casargo, San Defendente fra Esino Lario e Perledo e Santa Margherita a Casargo, in località Somadino, un’area pianeggiante che le permetteva di andare a far visita a ciascuno dei fratelli).

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Credito fotografico: Lecco Today

I sette eremiti comunicavano tra di loro tramite l’accensione di falò e tutte le notti pregavano per proteggere coloro che li avevano respinti, rivolgendosi a Dio e chiedendo per loro Grazia e Perdono. Gli anni passavano, ma la situazione non sembrava cambiare: gli abitanti delle valli continuavano a negare il proprio aiuto ai missionari, scatenando così l’ira di Dio, che inflisse loro una severa punizione. Le popolazioni furono colpite da 40 giorni di grande siccità, che provocò morti in tutti i paesi, risparmiando solamente le vette dove dimoravano i fratelli; qui, infatti, i fiori sbocciavano, l’erba era verde e rigogliosa e le piante davano i propri frutti succosi.

La quarantesima notte, una luce misteriosa illuminò le grotte degli eremiti: interpretando l’accaduto come un monito divino, gli abitanti delle valli si pentirono del loro atteggiamento e, la mattina seguente, salirono sui monti per raggiungere i sette fratelli, trovandoli senza vita. La pioggia arrivò e la carestia cessò: i fratelli si erano sacrificati per la loro salvezza.

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Credito fotografico: Lecco Today

A questa leggenda e alla spedizione verso i rifugi degli eremiti sarebbero ispirati i festeggiamenti di Sueglio, località di partenza per la processione lungo la Valvarrone.


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