Il Matitone di Lecco: simbolo architettonico della città
Scritto da Rebecca Bazzi il 3 Marzo 2026
Il Campanile della Basilica di San Nicolò, a cui i lecchesi hanno dato il soprannome de “il Matitone”, è senza alcun dubbio uno dei simboli della città di Lecco.

Le maestose montagne che abbracciano la nostra città e offrono viste panoramiche mozzafiato, il ramo orientale del lago Lario incorniciato da incantevoli borghi che ogni anno sono meta di turisti da tutto il mondo, la passeggiata lungo la zona costiera che permette di ammirare paesaggi suggestivi e il centro storico con le sue architetture ottocentesche: questi sono solo alcuni dei tratti distintivi di Lecco, al cui patrimonio naturale e antropico contribuisce anche il Matitone, presenza imponente e riconoscibile nello skyline cittadino.
Con i suoi 96 metri di altezza e 400 gradini, il Campanile di Lecco rientra tra i dieci campanili più alti di tutta Italia. Grazie al progetto dei “Volontari del Campanile” è oggi possibile salire fino alla sua sommità, dove si può godere di una splendida vista sul paesaggio che ispirò Alessandro Manzoni nella stesura del suo celebre romanzo “I Promessi Sposi”. Come suggerisce il soprannome, ciò che contraddistingue il Matitone è la forma caratteristica della sua punta fine e slanciata, che ricorda una matita appuntita che si prepara a disegnare nel cielo.

I primi lavori per la costruzione del Campanile della Basilica di San Nicolò hanno inizio nel 1882, su progetto dell’ingegner Enrico Gattinoni. La costruzione va a rilento e richiede diversi anni, sia a causa dei mezzi poco attuali, sia a causa dell’arresto che subisce. Nel 1984, infatti, si ha una lunga sospensione dovuta all’esaurimento dei fondi, che costringe a lasciare l’opera incompiuta.
Negli anni successivi all’interruzione, il progetto per il completamento del Matitone viene passato di mano in mano, da ingegneri ad architetti, dopo le bocciature da parte della commissione comunale, che esprime parere contrario in merito alla proposta per la sua parte sommitale. Quando finalmente si giunge ad un accordo, permane il problema della mancanza di fondi finanziari: i cittadini si impegnano per raccogliere denaro dando vita ad una serie di iniziative popolari, dalle pesche di beneficenza alla vendita di cartoline.

La costruzione riprende nei primi mesi del 1903; nell’agosto dello stesso anno viene annunciata la fine dei lavori con la collocazione della croce sommitale. Sebbene la struttura sia effettivamente pronta, al Campanile ora “muto” mancano ancora le campane, che vengono aggiunte e benedette nel corso del 1904. Le campane sono ben nove: la campana più grande è dedicata alla Santissima Trinità e la più piccola ai Santi Luigi e Agnese. Le restanti campane sono dedicate a Gesù Redentore, all’Immacolata, a San Giuseppe, ai Santi Nicola e Stefano, ai Santi Giovanni Evangelista e Pietro Apostolo, ai Santi Ambrogio e Carlo, ai Santi Antonio da Padova e Francesco d’Assisi.
Il suono delle nove campane riecheggia per la prima volta nella città nella notte di Natale del 1904.


















