Castello dell’Innominato tra letteratura e storia

Scritto da il 16 Marzo 2026

Il Castello dell’Innominato di Somasca, Vercurago, è noto per aver ispirato Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi”, in cui figura come dimora del personaggio più misterioso ed enigmatico del romanzo, da cui prende il nome.

Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi… – A. Manzoni, I promessi sposi

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Credito fotografico: Lecco Tourism

Il paesaggio lecchese diventa parte integrante dell’opera di Manzoni sin dalle primissime righe: la narrazione si apre proprio con la celebre descrizione del Lago di Lecco (“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…”), ispirata dal panorama che il narratore può ammirare dalla Villa “del Caleotto” – oggi Villa Manzoni – di proprietà della famiglia Manzoni dal 1621 al 1818. La vista inquadra dall’alto la zona tra Lecco e i paesi vicini, l’area del lago e del fiume Adda, un luogo che è per lo scrittore il luogo del cuore.

E’ solo tra il nono e il decimo capitolo che Manzoni presenta questo “terribile uomo”, senza rivelarne il nome ma descrivendone la posizione di forza, la sua residenza e la reputazione di malvagità che incute timore anche ai più potenti. Se il personaggio pare essere basato su una figura storica reale, spesso identificata con Francesco Bernardino Visconti, anche il Castello dell’Innominato viene associato a una fortezza realmente esistente, dapprima nota come “Rocca di Vercurago”.

Il Castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendio piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. – A. Manzoni, I promessi sposi

Il castello medievale descritto da Manzoni passa di mano tra le famiglie signorili della zona, venendo modificato e fortificato, fino ad essere in buona parte distrutto nel Settecento.

La storia del Castello dell’Innominato

La fortezza è già presente nel dodicesimo secolo, quando a regnare è l’imperatore Federico Barbarossa del Sacro Romano Impero. Ulteriori testimonianze della sua esistenza la vedono appartenere alla famiglia dei Benaglio nel 1284 e a Guido Della Torre nel 1312.

Le opere di distruzione del castello sono avviate da Barnabò Visconti, nemico dei Della Torre, e successivamente portate avanti dalla popolazione locale che preleva materiale di cui servirsi per altre costruzioni. Il suo possesso è costantemente conteso tra Milano e Venezia. A partire dal 1500, la rocca viene severamente danneggiata a causa dei diversi attacchi subiti: nel 1509 da parte delle truppe francesi e brianzole e nel 1799 da parte degli austro-russi contro i francesi qui asserragliati nell’ambito della riconquista di Lecco.

Nel frattempo, Girolamo Miani, fondatore dei Chierici Regolari di Somasca, trasforma ciò che rimane del castello in rifugio e scuola per orfani; nel 1628 il castello viene ceduto a quelli che noi conosciamo come Padri Somaschi.


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