Pescarenico celebra il 450° anniversario del suo convento

Scritto da il 20 Marzo 2026

Parallelamente all’ottavo centenario dalla scomparsa di San Francesco d’Assisi, quest’anno la nostra città commemora un altro importante anniversario: quello dei 450 anni del convento di Pescarenico.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

Il caratteristico rione di Lecco è il solo autentico luogo lecchese menzionato in modo esplicito da Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi”, celebre romanzo in cui il convento stesso funge come dimora dei personaggi di Fra Cristoforo e Fra Galdino.

Storia del convento di Pescarenico

Nel XV secolo, Pescarenico altro non è che un umile borgo abitato da un numero ridotto di nuclei famigliari, i quali vivono in povertà e la cui quotidianità si basa perlopiù sull’attività della pesca. L’unica chiesa presente è la piccola chiesa longobarda in onore di San Gregorio, in condizioni poco ottimali: è Carlo Borromeo che, in vista di una sua visita pastorale, ne incoraggia la ristrutturazione.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

Nel 1576, Don Giovanni di Mendozza richiede la costruzione di un convento che venga affiancato alla chiesa e sia destinato ad ospitare fino a dodici frati cappuccini. I lavori hanno ufficialmente inizio in quello stesso anno, quando la prima pietra viene posata e benedetta dal prevosto. A distanza di duecento anni, però, le riforme di Napoleone Bonaparte segnano una temporanea fine per il convento: l’imperatore francese ordina la soppressione di tutti i conventi, ad eccezione di quelli di carità e ospedalieri, riducendo quello di Pescarenico ad un edificio spoglio, privato di ogni arredo e decoro.

La struttura entra in possesso di proprietari privati, risultando nel riadattamento della stessa in spazio adibito a molteplici scopi, sfruttato ad esempio come caserma, officina o magazzino. E’ per tale motivo che i frati cappuccini abbandonano Lecco: vi faranno il proprio ritorno poco meno di un secolo e mezzo più tardi, prima ospiti presso l’edificio al tempo noto come Ca’ Rossa, stalla abbandonata e riadattata, e poi stabilendosi definitivamente nel convento di Viale Turati, la cui costruzione viene resa possibile grazie alla collaborazione tra l’architetto Mino Fiocchi e un gruppo di imprenditori e industriali. Ancor oggi, i cappuccini di Lecco risiedono nel convento ai piedi del Monte San Martino.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

Intanto, agli inizi del ‘900, Don Abele Meles desidera rendere nuovamente fruibili la chiesa e il convento di Pescarenico perché questi possano accogliere i fedeli. Ciò avviene grazie ad opere di restauro e abbellimenti che ne migliorano le condizioni – ormai in stato di degrado – e ne modificano l’aspetto. Nel corso dei restauri viene aggiunto un nuovo campanile, le cui campane sono tra le prime di Lecco ad annunciare la vittoria di Vittorio Veneto alla fine della Grande Guerra.

Per via della spiccata vocazione manzoniana, alcuni spazi originari vengono recuperati a partire dai primi anni del XXI secolo: l’inaugurazione della struttura rinnovata si tiene nel 2015.


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