Ponte Azzone Visconti: la storia del “Ponte Vecchio”

Scritto da il 29 Aprile 2026

Il ramo orientale del lago Lario, la Grigna e il Monte Resegone, il “Matitone” e Villa Manzoni. Quando si parla dei simboli di Lecco, quei tratti distintivi che costituiscono il vasto patrimonio naturale e antropico della nostra città, sarebbe impensabile non menzionare il Ponte Azzone Visconti, un tempo chiamato “Ponte Grande” e oggi soprannominato dai locali “Ponte Vecchio”, denominazione assegnatagli a seguito dell’erezione del ponte J.F. Kennedy nel 1955.

“E il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che […] segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.” – A. Manzoni ne I Promessi Sposi

La costruzione del ponte Visconteo ebbe inizio negli anni tra il 1336 e il 1338 per volontà di Azzone Visconti, Signore di Milano che ne dà il nome. Pare fossero due i principali scopi per cui fu ordinata l’edificazione: il ponte avrebbe dovuto potenziare i collegamenti tra Lecco e il Ducato di Milano, ma al tempo stesso, in quanto parte integrante del sistema di fortificazione del borgo, ne avrebbe garantito la difesa e avrebbe funto da controllo alla via fluviale dell’Adda.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

E’ proprio per tale motivo che l’aspetto originale era ben diverso da quella che è la sua attuale estetica: si trattava di una struttura fortificata, armata di bombarde e spingarde e dotata di torri e ponti levatoi, una statua di San Giovanni Nepomuceno e una cappelletta dedicata alla Madonna. Era contrassegnata da otto arcate a tutto sesto, a cui vennero aggiunti due ulteriori archi tra il 1349 e il 1354, al fine di facilitare lo scorrimento delle acque fluviali ed evitare il periodico allagamento della vicina Como, e un terzo arco nel 1440.

Data la funzione e la posizione strategica, il ponte fu gravemente danneggiato a causa dei frequenti scontri che vedevano coinvolte le già citate strutture difensive. In seguito all’assedio di Lecco avvenuto nella prima metà del XVI secolo, episodio cruciale delle Guerre di Musso, fu oggetto di una prima opera di restaurazione nel 1600-1608 su incarico del governatore spagnolo di Milano, il Conte di Fuentes; poco più tardi, però, venne nuovamente compromesso come conseguenza del rovinoso transito di oltre 30.000 lanzichenecchi a Lecco, che portò con sé peste e devastazione.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

Assai distruttiva fu la cosiddetta “Battaglia di Lecco”, svoltasi nell’aprile del 1799 tra le truppe francesi e cisalpine di Napoleone Bonaparte, di stanza a Lecco, e quelle austro-russe della Santa Alleanza, intenzionate a stabilire la propria egemonia sul Nord Italia. Quando la situazione si fece ostile per i francesi, questi dovettero dirigersi verso la sponda al di là dell’Adda; per rallentare l’avanzata dei nemici e favorire la propria fuga, demolirono l’arcata finale, ricostruita soltanto al termine del periodo napoleonico.

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Credito fotografico: Lecco Channel su Facebook

Le successive modifiche apportate alla struttura furono motivate da esigenze pratiche nel tentativo di ottimizzare il traffico: nell’Ottocento le torri laterali vennero abbattute per agevolare il transito dei carri, mentre nel XX secolo il medesimo obiettivo condusse ad ulteriori interventi volti ad ampliare la carreggiata, che ne alterarono l’aspetto.

In tempi più recenti il ponte è stato sottoposto a lavori di conservazione e valorizzazione che ne tutelano la rilevanza storica e culturale, ed è esclusivamente adibito a pista ciclopedonale e infrastruttura viabilistica per il traffico in uscita dalla città.

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