Il Traghetto di Leonardo: un breve viaggio nel tempo
Scritto da Rebecca Bazzi il 12 Maggio 2026
Nello scenico ambiente naturalistico di Imbersago si colloca una delle attrazioni più curiose e affascinanti della Brianza lecchese: il Traghetto Leonardesco, imbarcazione che è stata di ispirazione per scrittori e registi, citata anche ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e che oggi svolge una funzione essenzialmente turistica.

Si tratta di un mezzo a impatto zero, silenzioso e non inquinante, il cui funzionamento non richiede la presenza di un motore, bensì un utilizzo minimo delle risorse che la natura mette a disposizione: per spostarsi esso sfrutta la spinta della corrente. Il traghetto è affrancato ad un cavo d’acciaio che lo collega dalla sponda lecchese di Imbersago a quella bergamasca di Villa d’Adda. Fondamentale è il ruolo del traghettatore, che, se necessario, può agevolare la traversata facendo uso di un traino di ferro.
Il Traghetto di Leonardo è uno degli ultimi modelli tuttora funzionanti di traghetti a fune sull’Adda. Un tempo era affiancato da altre cinque soluzioni di questo tipo nel tratto fluviale che corrisponde al medio corso dell’Adda – a Olginate, Brivio, Trezzo, Vaprio e Cassano – destinate a scomparire nel 1889 con la costruzione del primo ponte a Paderno d’Adda. Per almeno tre secoli i traghetti a fune sono stati l’unico mezzo “pubblico” per il trasporto di merci e persone tra le due sponde del fiume; in particolare, quello di Imbersago ha funto da mezzo di collegamento tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia fino alla fine del XVIII secolo.
Il traghetto deve il suo nome a Leonardo Da Vinci, anche se non vi è assoluta certezza che egli ne sia stato il reale ideatore. Sebbene il genio toscano ne studiò approfonditamente il meccanismo durante il suo soggiorno a Vaprio d’Adda, tra il 1506 e il 1507, e lo raffigurò in disegno – schizzo conservato nel Codice Windsor e custodito nell’omonimo castello in Inghilterra – nel 1513, la prima testimonianza della presenza del traghetto è documentata a diversi anni prima, nell’anno della Pace di Lodi.

Al 1454, infatti, risale una lettera del capitano della Martesana Paolo Amigoni, in cui denuncia traffici illeciti da parte di un traghettatore della Valle San Martino, chiedendo la revoca della licenza concessa dal duca di Milano. Da allora il traghetto è rimasto saldamente nella stessa posizione, ormeggiato sulla sponda occidentale secondo quanto stabilito dal trattato di Lodi.
A lungo la gestione storica si è alternata tra famiglie nobiliari locali, fino al passaggio alla proprietà pubblica del Comune di Imbersago nel XX secolo. Il Traghetto di Imbersago è oggi un vero e proprio simbolo identitario del paese, tappa immancabile dell’Ecomuseo “Adda di Leonardo” e protagonista della 12ª edizione del censimento FAI “I Luoghi del Cuore” come il bene più votato della Lombardia.
Il traghetto è dimostrazione dell’amore degli imbersaghesi per il proprio territorio e della loro dedizione alla sua valorizzazione: volontari di ogni età hanno cooperato e cooperano per garantire l’operatività del servizio di attraversamento, offrendo a chiunque ne usufruisca un breve ma prezioso viaggio tra presente e passato.












