La leggenda di Fiumelatte e il mistero della grotta proibita
Scritto da Rebecca Bazzi il 14 Maggio 2026
A pochi chilometri di distanza da Lecco, sulle sponde del ramo orientale del Lario si affaccia Varenna, il cosiddetto “diamante” del nostro lago. Borgo di viuzze nascoste e casette colorate, tra le perle che lo rendono una delle mete più romantiche del territorio lombardo vi è il vivace corso d’acqua che lo attraversa: il Fiumelatte.

Diverse sono le ragioni per cui Fiumelatte interessa e incuriosisce: primo di tutti è indubbiamente lo sviluppo di 250 metri dal punto di origine al suo tuffo nel Lario, tra i più brevi d’Italia. A questa peculiarità si aggiunge la prepotenza delle sue acque fragorose, che discendono impetuose lungo un tratto ripido e scosceso, trasformandosi in schiuma bianca e conferendo al fiume una somiglianza con il latte appena munto, immagine che ne ispira il nome.
Il fascino maggiore, però, deriva dall’alone di magia e di mistero che avvolge il torrente. Esso ha l’insolita caratteristica di andare in letargo in inverno: inizia a scorrere puntuale il 25 marzo di ogni anno, data che coincide con la festa dell’Annunciazione, per poi prosciugarsi repentinamente con l’avvento dell’autunno, e in particolare il 07 ottobre, giorno in cui si celebra la Madonna del Rosario e compatrona di Varenna. Alla regolare e inesplicabile intermittenza si deve il soprannome di “Fiume delle due Madonne”.

Fiumelatte ha origine in una grotta celata nella montagna, una cavità sotterranea che suscita suggestione e curiosità anche nei più esperti speleologi, i quali sono riusciti a individuare la sorgente nella profondità del Gruppo delle Grigne. Eppure la violenza delle acque candide e spumose impedisce di risalire alla grotta, che rimane inesplorata e irraggiungibile.
E’ noto che la mente umana sia programmata per prevedere e risolvere le incertezze, perennemente attratta dall’ignoto e da ciò che non ha spiegazioni logiche o immediate: l’inaccessibilità del fiume ha dato vita a molteplici leggende che vogliono placare il nostro innato desiderio di trovare risposte, invitando ad accettare l’arcano e a rimanerne stregati.
La leggenda di Fiumelatte
La leggenda più diffusa vede come protagonisti tre giovani uomini invaghiti della medesima fanciulla, tanto elegante e sofisticata. La sua bellezza, disarmante e mai rumorosa, folgorò i tre ragazzi, convincendoli a dichiararle il proprio amore. La donna rimase impassibile di fronte alle lusinghe dei suoi audaci corteggiatori e, anzi, volle metterli alla prova per concedere il proprio amore in premio: chi dei tre fosse riuscito a scoprire l’oscura sorgente di Fiumelatte sarebbe diventato il suo fortunato sposo.

Impavidi e determinati, i tre giovani accettarono di svelare l’enigma del torrente, intraprendendo l’impresa che avrebbe segnato la loro sorte. La partenza fu seguita da un silenzio angosciante che durò giorni; le famiglie pregavano assiduamente per la loro salvezza, mentre la fanciulla divenne irrequieta e fu travolta dai sensi di colpa, che la spinsero a ritirarsi lontana dalla vista e dalle bocche dei suoi compaesani. Il colore rosaceo che tingeva le sue guance lasciò posto al pallore che rifletteva il suo stato d’animo.
Quando le speranze sembravano perdute, i fanciulli fecero improvvisamente ritorno. Anche se definirli “fanciulli” era ormai improprio. I tre erano irriconoscibili: le loro folte chiome erano state sostituite da capelli bianchi come il fiume, i loro volti stravolti dai segni del tempo e i loro discorsi privi di senso. Le loro storie appartenevano ad altri mondi, abitati da ninfe e luminose ancelle.
Il primo raccontò del suo arrivo nella caverna e del surreale incontro con una dolce fanciulla, che gli porse una coppa e lo invitò a bere un liquore a lui sconosciuto. Una visione eterea si aprì davanti ai suoi occhi: il ragazzo iniziò a volteggiare in aria, soffiando via le nuvole e toccando con mano le stelle, accolto da armonie paradisiache e baciato da un caloroso bagliore che prometteva immortalità e serenità eterna. Dopo aver bevuto fino all’ultima goccia, il giovane fu inghiottito dalle tenebre.
Il secondo fanciullo narrò di come, addentratosi fino al fondo della grotta, vagò sotto ai monti e raggiunse il mare, avvolto da un buio impenetrabile. D’un tratto udì un gaio vociare e fu abbagliato da una luce così potente da scacciare le minacciose onde. In lontananza si mostrò a lui una dimora sfarzosa e incantata, popolata da ammalianti fate sedute su troni di luce, ricoperte solo da veli sottili che lasciavano trasparire la loro bellezza seducente.
La Maga Regina lo afferrò per mano e i due iniziarono a ballare una danza vorticosa, alla quale si unirono presto le altre ninfe. Il giovane si lasciò trasportare, convinto di aver portato a termine la prova che gli era stata imposta, ma quando la danza si concluse tutto cadde di nuovo in una profonda oscurità.
Dal terzo, invece, non si ebbero notizie: quando fece il proprio ritorno a casa, i suoi occhi erano morenti e le sue parole ridotte a strazianti lamenti.
Tre giorni trascorsero dal loro rientro e i tre morirono contemporaneamente. La loro amata si vestì a lutto, per poi nascondersi per sempre nel suo rimorso. Dopo tale vicenda nessuno ebbe più il coraggio di addentrarsi nella misteriosa grotta di Fiumelatte.












