Come i se ciamen: gli appellativi dialettali dei riun de Lècch
Scritto da Rebecca Bazzi il 19 Maggio 2026
La città di Lecco è un mosaico di rioni che vantano una storia secolare e che a lungo sono stati comuni indipendenti. Almeno fino agli anni ’20 del Novecento: era il 27 dicembre 1923, infatti, quando il Regio Decreto 3121 sancì l’aggregazione al borgo di Lecco dei comuni adiacenti.
Sebbene siano oggi uniti in un unico centro urbano, ogni rione mantiene le proprie caratteristiche peculiari, le proprie usanze e i propri costumi, nonché gli epiteti dialettali attribuiti agli abitanti che vi risiedono. Va però precisato che non tutti i quartieri sono associati a un appellativo: per la geent de San Stèven (o del Viâl), per esempio, non esiste alcun vero e proprio soprannome a causa della più recente origine del rione.
Acquate e gli “scigalott”
La geent de (a)Quâ è soprannominata “scigalott“, letteralmente “cicaloni”, grosse cicale. L’appellativo nasce da un fatto storico che concerne il rione: il 6 giugno 1859, in occasione di una delle quattro visite che Giuseppe Garibaldi fece a Lecco, una grande folla si riunì per acclamare il generale.

Gli abitanti di Acquate si organizzarono in un fitto corteo, intonando inni patriottici accompagnati da uno strumento di latta che produceva un rumore poco piacevole. Il fracasso che ne risultò fece sembrare che su Lecco si fosse abbattuto un enorme sciame di cicale, più che un corteo di persone.
Belledo e i “càscia sass”
La geent de Belée è soprannominata “càscia sass” (o anche “tira scióch“), letteralmente “tira sassi”. Il soprannome si riferisce alle cave che un tempo si trovavano nel territorio del rione.
Bonacina e i “merli”
La geent de Bùnascina è soprannominata “merli“, in quanto abitanti del rione noto come “val di merli”.
Castello e gli “scarpascés”
La geent de Castèll è soprannominata “scarpascés“, letteralmente “strappa siepi”, quindi discoli, monelli, scapestrati.

Centro Lecco e gli “scartuzzèj”
La geent del Céntru Lècch è soprannominata “scartuzzèj“, letteralmente “cartoccini”. L’epiteto indica i bottegai, la gente abituata a far cartocci; gli abitanti del Centro sono così chiamati perché residenti di una zona di mercato.
Chiuso e i “büs”
La geent de Ciuss è soprannominata “büs“, letteralmente “buco”, soprannome che deride la posizione poco comoda del rione.
Germanedo e i “grata sass”
La geent de Germagnee è soprannominata “grata sass” (o anche “sgarìa sass“), appellativo che allude al fatto che, se si scavasse nel territorio di Germanedo, si troverebbero solamente sassi.

Laorca e i “gós”
La geent de Laùrca è soprannominata “gós“, da “gozzo”. Si dice di persone avide o ingorde nel mangiare e nel bere. Un altro appellativo riservato agli abitanti di Laorca è “crapún“, dall’usanza di battezzare i neonati poggiandone la testa a una colonna situata di fronte alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
Maggianico e i “belegott”
La geent de Magiànech è soprannominata “belegott“. Parrebbe che il 30 novembre, giorno di Sant’Andrea, patrono della parrocchia di Maggianico, nel rione era diffusa la tradizione di distribuire gratuitamente agli abitanti le castagne bislessate, col guscio e mezze secche, dette “belle e cotte” (appunto “belegott“). Per la distribuzione si ricorreva all’utilizzo della campana maggiore della chiesa parrocchiale, la quale veniva colma di castagne durante la notte. Quando all’alba la campana si metteva in moto per suonare l’Ave Maria, le castagne cadevano sulla folta folla, pronta a raccoglierle e gustarle.
Malavedo e i “pécen”
La geent de Malavè è soprannominata “pécen“, letteralmente “pettini”. Si dice di persone che non hanno cura di come si vestono.

Olate e i “melgascétt”
La geent de Olaa è soprannominata “melgascétt“, diminutivo di “melgasc” (lo stelo del granturco).
Pescarenico e gli “ugètt”
La geent de pescarènech è soprannominata “ugètt“, letteralmente “pesciolini”.
Rancio e i “granelatt”
La geent de Rânc è soprannominata “granelatt“. L’epiteto deriva dal nome di una polentina ottenuta con acqua, latte e farina di granturco, un piatto della cucina povera un tempo assai apprezzato nel rione.

San Giovanni e gli “scolda banch”
La geent de San Giuàn è soprannominata “scolda banch“, letteralmente “scalda banchi”, quindi perdigiorno, fannulloni.












