Teodolinda, la regina delle leggende brianzole
Scritto da Rebecca Bazzi il 22 Maggio 2026
I borghi della provincia lecchese vantano un cospicuo patrimonio di storie di folklore, un fitto mondo popolare fatto di leggende che si propongono di spiegare il perché di tradizioni e feste patronali, l’origine di edifici e beni storici, le caratteristiche e i toponimi di rioni, paesi, montagne.
Tramandata oralmente nei secoli, la narrativa rigogliosa che ci è pervenuta è popolata da personaggi un po’ reali e un po’ immaginari, che spesso incarnano la contrapposizione tra giusto e sbagliato, guidando il lettore verso scelte morali sagge ed oneste e lontano da vizi e tentazioni. In molti di questi racconti locali, e in particolare in quelli diffusi nelle aree brianzole, il Bene assume le sembianze di Teodolinda, regina dei Longobardi, mentre il ruolo del Male viene affidato all’imperatore di Germania Federico Barbarossa.
Sono molteplici le leggende che accentuano il legame tra la regina Teodolinda e il territorio di Lecco e della Brianza, dove ella è ricordata come una sorta di fata benevola e protettrice. Proprio a lei viene attribuita la fondazione di quello che era l’antico monastero delle Benedettine di San Pietro a Cremella, a cui pare facesse visita regolarmente per dedicarsi a ritiri spirituali, accompagnata da diciotto dame della sua corte. Si narra che alle monache di Cremella la regina avesse offerto in dono un anello di zaffiro che, dotato di poteri benefici, per diversi secoli avrebbe curato i paesani affetti dal mal d’occhio con un solo tocco sulle palpebre.

Un altro racconto la vede come salvatrice dei vigneti brianzoli. La Brianza, infatti, era da tempi assai antichi terra di viticoltura; durante il trono di Teodolinda, il consumo di vino e uva e la coltivazione della vite furono proibite a favore della birra, assiduamente bevuta dai Longobardi. A introdurre tale divieto fu, secondo alcune versioni, il marito Autari; secondo altre, invece, furono i consiglieri di Teodolinda, una volta rimasta vedova, a divulgarlo a sua insaputa.
Più tardi la regina ne ordinò una revoca, lanciando una sfida ai suoi spasimanti: in vista delle sue seconde nozze, avrebbe scelto come sposo colui che le avesse portato la botte più grande colma di buon vino. Quando Agilulfo, duca di Torino, vinse la sfida, offrendole una botte così pesante da dover essere trainata da ben sei coppie di buoi, Teodolinda annunciò il futuro matrimonio proprio con una coppa di vino.
Alla regina Teodolinda si devono anche il prosciugamento delle paludi nella valle di Rovagnate e intorno al lago di Oggiono, così come la costruzione di un palazzo sul Colle di Brianza e, come per il monastero di Cremella, di chiese sparse nelle province di Lecco e di Monza e Brianza.












