La leggenda del Pónt di Strìi a Primaluna

Scritto da il 29 Luglio 2026

Nel tranquillo borgo di Primaluna, a pochi passi dal cimitero del paese, si trovava un ponticello in pietra fatto ad arco, sospeso nel mistero di quel che fu. Affascinante e sinistro, era chiamato Ponte delle Streghe – Pónt di Strìi in dialetto.

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Veduta di Primaluna 1971 – Credito fotografico: Lecco Channel / Facebook

La narrativa popolare valsassinese è colma di storie ancestrali sulla presenza delle streghe, di cui si ha traccia anche nel dialetto e nella microtoponomastica locale. Un esempio è la voce dialettale cücher, termine usato in riferimento ai luoghi in cui si crede si radunassero le fattucchiere. Pare che il Pónt di Strìi fosse proprio questo.

La memoria del posto racconta di come il vecchio arco romano – avvolto nella penombra della valle silenziosa – fosse il luogo prediletto dalle Strìi di Primaluna e dei borghi vicini, che nelle notti di luna nuova si riunivano per praticare i Sabba. Secondo le vecchie storie d’Europa, questi antichi raduni notturni volevano che le streghe si mettessero in comunicazione con il diavolo, incontrandosi in segreto per compiere riti magici, invocare spiriti, sussurrare incantesimi.

I Sabba avvenivano perlopiù in posti isolati e boschi bui, dove donne misteriose, non conformi e solitarie danzavano attorno al fuoco, lontane dagli sguardi indiscreti di inquisitori e persecutori. In Valsassina, il Pónt di Strìi era il loro passaggio, quella soglia tra il tangibile e il soprannaturale. Si dice che chiunque vi passasse – dai feroci Lanzichenecchi al benevolo San Carlo Borromeo – potesse avvertire un sussurro, un fremito, un brivido improvviso. E nessuno osava mai fermarsi.

Oramai crollato, è oggi un pezzo di magia perduto in un silenzio assordante, eppure vivo nei racconti di chi, quel silenzio, lo sa accogliere ed ascoltare.


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