Christopher Cross: dall’ascesa gloriosa al rapido declino
Scritto da Rebecca Bazzi il 10 Agosto 2026
Christopher Cross, pseudonimo di Christopher Charles Geppert, nasce nel 1951 in Texas, negli Stati Uniti. Inizia ad esibirsi all’età di 12 anni, quando ricopre il ruolo di batterista e poi cantante nella band Psychos, che suona perlopiù agli eventi di scuola e chiesa. Durante gli anni del liceo si dedica alla composizione di brani, aiutandosi con la chitarra, e fonda la band Flash, che poi diventa Christopher Cross. Trasferitisi ad Austin, per guadagnare qualche soldo mentre registrano le demo da inviare alle case discografiche, decidono di esibirsi nei locali con alcune cover.

Nel 1979 la Warner Bros. Records mette sotto contratto Geppert come artista solista, con il nome di Christopher Cross. Questo stesso anno esce il suo omonimo album di debutto, con ben quattro singoli nella top 20 della classifica Billboard Hot 100, di cui due – “Sailing” e “Ride Like the Wind” – raggiungono rispettivamente la prima e la seconda posizione.
Cross, il suo album e il singolo “Sailing” vengono nominati per sei premi Grammy, vincendone cinque. Grazie a queste vittorie, Cross diventa il primo artista della storia dei Grammy Awards a vincere in un’unica serata tutti e quattro i premi principali (i cosiddetti ‘Big Four’), nonché le più prestigiose categorie della cerimonia: Album dell’Anno, Registrazione dell’Anno, Canzone dell’Anno e Miglior Artista Emergente. Nel 1981 co-scrive ed interpreta la canzone “Arthur’s Theme (Best That You Can Do)”, tema principale del film “Arturo”. Il brano viene premiato con un Oscar come Migliore Canzone Originale. Il secondo album di Cross esce nel 1983 e si intitola “Another Page”.

Il successo travolgente dei primi anni, tuttavia, dura poco. I successivi “Every Turn of the World” e “Back of my Mind” – pubblicati rispettivamente nel 1985 e nel 1988 – non riescono a raggiungere lo status di disco d’oro o di platino e non sfondano in classifica. La delusione legata a “Every Turn of the World” pone fine alla collaborazione con la Warner. L’insuccesso è dovuto principalmente ad un calo di interesse per la musica adult contemporary, a favore dell’ascesa del synth-pop, del dance-pop e di un rock più aggressivo.
Negli anni ’90 Cross dà vita ad altri quattro album in studio – “Rendezvous” (1992), “Window” (1994), “Walking In Avalon” (1998) e il doppio album “Red Room” (1999) – e al suo primo disco dal vivo, intitolato “Greatest Hits Live”. Sebbene queste pubblicazioni raccolgano il plauso della critica, fanno fatica ad attrarre il grande seguito che il cantautore vantava ai tempi dei suoi esordi.

Nonostante il declino della sua fama, Christopher Cross non demorde: negli anni a venire organizza tournée e si esibisce come artista d’apertura ai concerti di diversi colleghi, e con il nuovo millennio torna in studio di registrazione. Nel 2007 fa uscire un album natalizio dal titolo “A Christopher Cross Christmas” e nel 2008 rivisita in chiave acustica i suoi successi nel disco “The Café Carlyle Sessions”.


Dopo l’uscita dell’album di inediti “Doctor Faith”, nel 2014 il cantautore fonda una propria etichetta indipendente, con la quale pubblica i suoi ultimi due album in studio, “Secret Ladder” (2014) e “Take Me As I Am” (2017).
Consulenza musicale video: Ivan Alborghetti



















