Le merendine anni ’60: come cambia la merenda

Scritto da il 17 Agosto 2026

Quelli che come me che sono nati negli anni ’50 ricorderanno certamente quello che le nostre mamme – ma soprattutto le nonne – intorno alle ore 16.00 di ogni giorno mandavano in scena: il rito della merenda!

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Credito fotografico: merendineitaliane.it

Prima che si diffondessero le merendine industriali in Italia (cosa avvenuta nel nostro paese a partire dagli anni ’50 e ’60), la merenda la preparava la mamma e spesso la nonna. Gli ingredienti erano piuttosto semplici ma genuini e freschi, principalmente legati al solco della tradizione contadina italiana. Ricorderemo qui molte di quelle buonissime merende tradizionali:

  • Pane & pomodoro: un pizzico di sale, pomodoro strofinato, olio extra vergine;
  • Pane & burro e zucchero: pane di casa spalmato con il burro e sopra zucchero semolato;
  • Pane & olio: pane con un semplice filo d’olio;
  • Pane & cioccolato: pane che accompagnava un quadratino di cioccolato fondente o al latte;
  • Uovo sbattuto (in Brianza la Rusumada): tuorlo d’uovo montato con lo zucchero fino a diventare una crema spumosa a cui si poteva aggiungere un pochino di Marsala;
  • Pane e marmellata (di casa rigorosamente) con frutta di stagione: pesche, fichi, mele, uva colti direttamente dall’albero.

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Credito fotografico: Mynumi.net

La vera svolta però avvenne negli anni ’60 con l’arrivo del “Buondì”, prima merendina a proporsi al posto della classica brioche (che all’epoca si poteva trovare solo al bar o in pasticceria). Il successo del Buondì fu subito immediato. L’impasto a lievitazione naturale, il sapore che richiamava quello della colomba pasquale, la glassatura all’amaretto e la guarnizione di granella di zucchero fecero breccia nel gusto delle merende italiane.

Un grande successo di vendite dopo quello del Buondì (Motta) lo ebbe anche il prodotto, sempre di casa Motta, denominato “Il Pandorino”. Si trattava della riduzione in monodose del tipico dolce natalizio veronese. In questa prima fase di produzione di merendine industriali, nel 1961 fu lanciata la torta casalinga “La Brioss”, un trancetto di pandispagna farcito con marmellata di ciliegie o albicocche.

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Credito fotografico: Mynumi.net

Negli anni ’70 nelle case degli italiani entrarono una nuova selezione di merendine a base di pandispagna farcito o ricoperto con il cioccolato, come il Trancino, la Girella, la Fiesta. Subito dopo fu la volta della Crostatina, una mini torta di pasta frolla proposta con marmellata o cioccolato. Anche il Saccottino è di quegli anni, lievitato farcito con albicocca oppure al cioccolato o alla crema.

Con gli anni ’80 la seconda generazione di merendine si adeguò all’attenzione dei consumatori verso un’alimentazione salutare. Negli ingredienti si trovavano le fibre e lo yogurt. Le “Camille”, tortine alle Carote & Mandorle, e i Plum Cake con l’aggiunta di Yogurt fecero da aprifila di questa nuova generazione di merendine.

Passando poi attraverso gli anni ’90 vennero proposti al consumatore da parte della Ferrero alcuni prodotti simbolo quali: “La Fetta al Latte” e “Pinguì”. Probabilmente la più grande innovazione nella storia cinquantennale delle merendine industriali.

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Credito fotografico: Ferrero Spa

Entrati nel nuovo secolo l’offerta delle merendine per gli anni 2000 si adeguò ad un consumatore più maturo, attento alla qualità di quello che mangia ma non per questo pronto a rinunciare alle dolci gratificazioni delle merendine. Il mercato propose una serie infinta di prodotti, da quelli più golosi ai più semplici, prestando attenzione a intolleranze e allergie e alle particolari esigenze di molti.

Particolare attenzione venne riservata all’obesità infantile: per migliorare l’alimentazione dei più piccoli venne ridotto l’apporto energetico e le porzioni delle merendine, migliorandone l’equilibrio nutrizionale, riducendone il contenuto di grassi e zuccheri, e soprattutto eliminando ingredienti quali grassi idrogenati e acidi grassi trans.

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Credito fotografico: Kinder Facebook
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