Adelchi e il cinghiale bianco: leggenda dell’Abbazia di San Pietro al Monte
Scritto da Rebecca Bazzi il 12 Settembre 2026
Un’ora di cammino tra i boschi sopra Civate e si arriva all’Abbazia di San Pietro al Monte, un complesso architettonico in stile romanico situato alle pendici del Monte Cornizzolo. Con la sua vista sui laghi Briantei e le vette circostanti, la basilica è uno dei luoghi panoramici per eccellenza delle montagne lecchesi, una meta che affascina non solo per il suo notevole valore storico, artistico, religioso e naturalistico, ma anche per la curiosa leggenda che ne racconta le origini.

La leggenda vede come protagonista il giovane principe Adelchi, figlio irruente del re Desiderio, ed è ambientata nel periodo in cui i Longobardi si erano stabiliti a Civate. Il grazioso borgo, incastonato tra due catene di alture, era circondato da fitti boschi: il luogo ideale per Adelchi, grande appassionato di caccia. Fu proprio durante una battuta sul monte Pedale (monte Cornizzolo) che si svolse l’episodio narrato dalla leggenda.
Avventuratosi nella folta boscaglia insieme ai suoi compagni, nella speranza di scovare un orso, un cervo o qualsiasi altro animale della foresta, Adelchi si imbatté in un enorme cinghiale bianco, all’apparenza una temibile bestia. L’impetuoso principe seppe subito cosa fare: lo inseguì con i suoi veloci levrieri, che lo attaccarono in una lotta estenuante e lo misero in fuga.
Ferito e stremato, il cinghiale vagabondò disperatamente alla ricerca di un rifugio che gli permettesse di sfuggire alla morsa del principe. Venne accolto da una quieta radura, dimora di un eremita che vi conduceva un’esistenza serena e si dedicava alla costruzione di una chiesetta in onore di San Pietro. Il cinghiale si accovacciò ai piedi dell’altare, affidandosi alla protezione del servo di Dio.
Nel frattempo il buio era calato; i compagni di Adelchi, sopraffatti dalla paura, lo avevano abbandonato, ma egli era deciso a proseguire in solitaria. Il principe seguì le tracce lasciate dalla bestia durante la fuga per la salvezza: arbusti travolti, impronte dalle dimensioni impressionanti, segni di enormi zanne. Finalmente giunto al piccolo oratorio e trovato il cinghiale, irruppe nella chiesa e incoccò nell’arco una freccia per colpirlo; ma fu in questo momento che divenne improvvisamente cieco, privato della luce e costretto a sprofondare nelle tenebre.
Testimone di quanto accaduto, il caritatevole eremita accorse in suo aiuto. Quella su cui si trovavano, gli spiegò, era una terra sacra, un luogo in cui Natura e Dio portavano l’Uomo a riflettere sulla propria superbia e sulla vanità delle ambizioni terrene. Adelchi apprese la lezione e pregò per un miracolo, facendo voto di edificare una grande chiesa dedicata al beato Pietro. Di fronte al suo pentimento, l’eremita bagnò gli occhi del principe con l’acqua di una sorgente che sgorgava dalle rocce vicine al suo rifugio, e gli restituì la vista.
Il padre di Adelchi, re Desiderio, si convertì quindi al cristianesimo e fece innalzare una basilica e un monastero, portandovi le reliquie dei Santi Pietro e Paolo e promettendo di conservarle lì con grande venerazione.
















